Storytelling e personal branding - mind&bodyfullness branding -

 

 

Essere un "Forecaster"

Sono sempre stato affascinato dalla figura del "forecaster" , colui che prevede i futuri scenari economici e sociali (“a ​person who ​tells you what ​particular ​conditions are ​expected to be like” http://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/forecaster) al punto da provare oggi a essere uno di loro.

Il "forecaster" non è un indovino, ma una persona preparata ed esperta che, grazie alla sua capacità di analisi del passato e del presente, cerca di prevedere quelli che possono essere i futuri trend. 

Scelgo come campo d’azione la disciplina nella (e per la) quale sto lavorando da un quarto di secolo, come manager prima e come coach, formatore e imprenditore adesso: l'organizzazione e lo sviluppo delle persone.

 

Il nuovo scenario del mercato (del lavoro)

Quali saranno i criteri per trovare un lavoro nei prossimi anni?  

La mia risposta è: troveranno un impiego tutti coloro che avranno la capacità di raccontare una storia, personale e professionale, autentica, complessa e interessante. 

Per comprendere  le ragioni e il significato di questa risposta,  ritengo necessario fare una premessa, partendo dall’analisi del cambiamento, avvenuto  in questi anni,  del concetto di  propensione alla spesa.

Non sono un esperto di marketing, ma, avendo lavorato  in aziende molto orientate al marketing e avendo rivestito il  ruolo di direttore del personale (ruolo che prevedeva l'onore e l'onere di sovrintendere sia all'organizzazione che ai programmi di sviluppo e formazione), ho potuto e dovuto seguire tutta l'evoluzione degli orientamenti e delle abitudini di spesa dei mercati italiani ed esteri. Credo pertanto che il mio punto di vista, maturato nell’esperienza di anni, abbia un proprio fondamento.  

 

A mio parere in questi anni la propensione all’acquisto si e’ modificata, attraverso tre passaggi successivi. In un primo momento l'acquisto era indirizzato esclusivamente al possesso materiale del bene o alla fruizione immediata del servizio;  a questo si e' aggiunta in seguito la  valutazione del benessere che il bene (o servizio) puo' apportare alla vita, nostra o di chi ci sta vicino. Oggi, infine,  stiamo vivendo un'ulteriore evoluzione : il nuovo criterio di scelta diventa la storia che quel bene (o servizio) è in grado di raccontarci, la storia che quel bene (o servizio) ci permetterà di raccontare. 

Questo non esclude la valutazione  insita nell'acquisto, ma ne arricchisce i parametri, includendo sia ciò che sta dietro quel preciso bene o servizio sia quello che esso  potrà permetterci di creare di nuovo:  radici e  potenzialità. In sintesi  stiamo andando verso l'acquisto di storie, piccole e grandi che siano.

Facciamo un esempio. Se un  tempo la scelta di un ristorante era legata quasi esclusivamente alla soddisfazione derivante dalla bonta' del cibo, in tempi piu' recenti si è iniziato a fare una considerazione piu' ampia, valutando il benessere connesso alla  qualità e provenienza delle materie prime e al loro impatto sulla nostra salute.  Ma oggi il cliente sceglie il ristorante anche per la storia che racconta, valutando il percorso dello  chef e il tipo di esperienza  che  propone attraverso il suo menu'.

 

Vale la storia di una persona,  non solo il suo CV

Come tutto questo si traduce nel processo di selezione delle persone? 

La risposta e’: sceglieremo  le  persone che ci colpiscono sia per la loro storia che per la loro capacità di creare, con noi, una storia per la nostra organizzazione, per la nostra impresa.

Sara’ quindi fondamentale essere in grado di raccontare una storia, che dovra’ essere  autentica, complessa e interessante.

 

Costruire una storia

Per raccontare  una storia è necessario essere prima  in grado costruirla,  poi di comunicarla agli altri.

Il primo passo nella costruzione della nostra storia e’ chiedersi che cosa vogliamo  raccontare, qual è il nostro progetto  di  vita. Dobbiamo chiarire a noi stessi che ruolo vogliamo interpretare, ma soprattutto in quale film, il che significa comprendere fino in fondo quali saranno l’impegno, i sacrifici e la fatica necessari, a fronte dei benefici attesi. Sara’ poi altrettanto  importante definire cosa dobbiamo sapere e come dovremo comportarci  per raggiungere l’ obiettivo. 

In questa fase è necessario avere  concentrazione,  dedizione e pazienza: i risultati arrivano solo se si lavora per raggiungerli. Come dice A. Sen, uno dei miei autori preferiti e piu’ citati, si deve  costruire la propria capacità potenziale, pezzo dopo pezzo, e poi trasformarla in azioni che  possano valorizzarla concretamente e visibilmente: una storia si fa con un'idea, ma la si trasmette solo attraverso le azioni.

 

Quale sara’, allora, in concreto,  il piano di formazione da seguire? 

Sono convinto che non esistano più progetti formativi in grado di  garantire automaticamente un mestiere;  è sempre più rara  la relazione biunivoca tra corso di studio e professione. Esiste invece una relazione stretta tra le competenze, che si acquisiscono attraverso lo studio, e la loro  combinazione  nella costruzione soggettiva di un proprio unico progetto professionale. Una laurea in Ingegneria non comporta necessariamente di diventare un ingegnere, ma fornisce una serie di competenze progettuali che ogni soggetto dovrà interpretare e utilizzare in un suo modo esclusivo e particolare.  Una laurea in lettere  non dà automaticamente accesso ad una professione,  ma fornisce la possibilità di costruirsi una competenza spendibile in settori coerenti con la storia che si vuol raccontare. Allo stesso modo un'esperienza in qualsiasi ambito organizzativo dovrà essere valorizzata non solo per i processi gestiti, ma per come  ha influito su attitudine, carattere e personalità.

Riassumendo, possiamo dire che alla base di tutto ci sono tre parole chiave: Consapevolezza, Coerenza, Congruenza. E’ necessario  avere chiarezza sul proprio progetto, essere lucidi nella scelta delle capacita’ necessarie per realizzarlo, provare e riprovare con pazienza ad  individuare i comportamenti congruenti che lo possano esprimere nei fatti.

 

Raccontare la propria storia  

Nel comunicare agli altri la nostra storia, una volta che l’abbiamo costruita, i social giocano un ruolo importante: sia quelli personali che quelli professionali  raccontano, infatti, una storia. Saremo noi a scegliere se utilizzare questa potenzialità per raccontare la nostra storia, avendone ben salda la regia o se  lasciare che essa si formi in modo casuale e dia luogo a molteplici interpretazioni.

Si puo’  pensare  che prendersi cura della propria immagine  sui social sia complicato o noioso e che tolga spontaneità alla nostra vita, ma   credo   che la spontaneità non vada confusa con il disordine e che avere un progetto non tolga libertà, ma ne aggiunga una fondamentale, quella di poterlo realizzare.

Avere un progetto significa fare un proprio "piano editoriale", selezionando quali social utilizzare, con che modalità e priorità e avere ben presente il pubblico a cui ci si  rivolge e cosa si vuole comunicare,  adesso e nel tempo.

 

Una storia autentica, complessa e interessante

Dopo aver definito cosa significa avere e raccontare una storia, vediamo  ora quali caratteristiche deve possedere.

 

Autentica 

La storia deve essere la nostra e non quella di qualcun altro; deve essere costruita attraverso la capacità di ascoltarsi e di essere costantemente  in contatto con tutto il nostro sistema-persona (mente e corpo). 

Essere autentici significa in primo luogo conoscersi e comprendere cosa ci dicono le nostre emozioni e il nostro corpo, possedere mind&bodyfullness. 

Solo se la storia sara’ autentica potremo  raccontare agli altri tutta la passione che ci abbiamo messo per progettarla, svilupparla e realizzarla. Raccontare la propria storia significa raccontare la propria passione, la propria energia con gli occhi e gli sguardi, con i movimenti e i sentimenti prima ancora che con le parole.

 

Complessa 

Il mondo e i sistemi che lo compongono sono sempre più complessi a causa delle  infinite interazioni possibili. Far parte del mondo, non importa con quale ruolo, significa poter gestire una parte di questa complessità, nei limiti che attengono  a una scelta individuale. 

Allenarsi al mondo significa quindi allenarsi a gestire le complessità , vivendo il maggior numero di esperienze, coerenti con il nostro progetto, che mettano alla prova ed esercitino le nostre capacita’.

La storia da vivere e raccontare dovrà quindi esprimere le complessità che abbiamo studiato, affrontato , governato e interiorizzato: un progetto è credibile solo se passa attraverso la gestione di un numero sufficiente e coerente di complessità.

 

Interessante 

Una storia non e’ interessante o insignificante in senso assoluto, ma relativo. Non possiamo ne’ dobbiamo necessariamente piacere a tutti. E’ quindi necessario porsi fin dall'inizio la domanda "a chi può interessare la mia storia?" per capire come arrivare ad un utile e fruttuoso compromesso tra le proprie inclinazioni e gli interessi del mercato (nel caso specifico il mercato del lavoro). Se è vero che ognuno ha il diritto di scrivere il proprio progetto è anche vero che questo dovrà essere "acquistato" da qualcuno. Sara’ quindi opportuno scegliere, tra le diverse sfumature che ognuno puo’ dare alla propria storia,  quella che meglio potrà incontrare le esigenze del pubblico al quale  vuole rivolgersi.

Questo significa che  dovremo essere in grado di leggere e interpretare i diversi tipi di mercato, sia per scegliere quello adatto a cui rivolgerci, sia per definire il miglior registro di comunicazione per trasmettergli tutta la nostra autenticità e complessità.

 

 

 

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