Imparare dalla saggezza popolare

March 31, 2015

Uno dei detti più celebri della tradizione eno-gastronomica italiana è: “del maiale non si butta via niente“. Nel senso che le famiglie contadine dell’ante-guerra, se avevano il maialino, usavano ogni parte, perfino il sangue.

 

Questo detto, penso noto a tutti, mi è saltato in mente con prepotenza tempo fa quando, durante un incontro, un mio coachee si stava lamentando di aver perso del tempo in un particolare momento della sua vita. Sentendo ciò che mi stava raccontando mi è apparso chiaro che ognuno di noi ha un suo "maialino" del quale non possiamo buttare via niente: il nostro tempo.

Non possiamo buttar via i dolori e gli errori (e questo ormai lo dicono tutti, anche se non ci spiegano come) ma soprattutto non dobbiamo buttare via ciò che ci è sembrato piatto e inutile.

 

Nel suo libro "La realtà in gioco" Jane McGonigal afferma che la maggior parte delle persone vivono la propria vita senza rendersi conto di viverla, perdendo la percezione di ciò che accade, la consapevolezza del perchè accade e di quali segni, poco importa se positivi o negativi, ha lasciato o sta lasciando.

Questo è il punto centrale del mio ragionamento, perchè è fin troppo facile dire che le sofferenze sono un punto di inizio o che da un errore o una sconfitta si può ripartire per voltare pagina, pur rimanendo sempre un incognita non traducibile in slogan il come far sì che ciò accada, ma non è così immediato comprendere l'utilità dei lunghi momenti in cui l'intensità della nostra vita appare (e sottolineo appare) neutra o scarsa.

 

Crescere, o quantomeno cambiare, attraversa queste fasi: consapevolezza di ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo al di là dell'intensità (positiva o negativa) che percepiamo, comprensione del nostro ruolo, passivo o attivo, e riflessione su cosa ci lascia sui tre livelli, conoscenza emozione ed energia. In questo modo del nostro tempo non butteremo via niente.

 

Sottolineo l'importanza di analizzare sempre i tre livelli in modo integrato senza cadere nel tranello del "ho perso del tempo" solo perchè apparentemente (e lo sottolineo) ci sembra di non aver arricchito la nostra conoscenza. Con una analisi serena e approfondita sarà infatti possibile capire innanzi tutto se davvero la nostra competenza e conoscenza non sia stata modificata ma successivamente potremo capire cosa ci è successo a livello emotivo, come quelle emozioni, che forse in un primo momento non ci siamo neanche accorti di aver vissuto, ci hanno cambiato il nostro modo di essere, rafforzandolo o indebolendolo, e di come in un futuro potremo contattarle e osservarle senza che siano loro a prender il sopravvento sui nostri comportamenti senza darci possibilità di gestirli. Da ultimo è interessante, oltre che fondamentale per poter cambiare in meglio la nostra vita, individuare come il nostro livello energetico si è sviluppato in un dato periodo: potremo scoprire che quell'apparente calma ci ha drenato energie ad esempio oppure al contrario che ci è servita per ricaricarci e prepararci per un momento di fatica successiva, potremo quindi capire che ruolo ha l'energia nella nostra vita e come viene aumentata o dissipata.

 

Ogni minuto vissuto ha avuto e avrà quindi un significato importante per il nostro essere qui e ora, così come qui o altrove domani e dopo; e questo sia che noi ci prendiamo il tempo di osservarlo sia che noi decidiamo di non dedicare alcuna attenzione. Nel primo caso però abbiamo la possibilità di conoscere quelle che sono le nostre risorse, nel secondo rischiamo di averle ma senza aver la percezione della loro esistenza e quindi senza poterle usare con saggezza e intelligenza nella nostra vita. Citando Shakespeare posso fortemente affermare che le nostre risorse sono come l'oro, non valgono nulla finchè non le scopro.

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